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Migrazione umana: rimettere la persona al centro delle frontiere

Riconoscersi nelle somiglianze. Tre incontri per posare gli occhi sul mondo
venerdì 13 novembre, dalle ore 20.30

La domanda “Chi è il mio prossimo?” emerge spesso come un meccanismo per giustificare le nostre distanze. Il percorso che proponiamo mira invece a decostruire queste barriere, offrendo uno spazio per riconoscere l’alterità e avvicinarci a chi, altrimenti, verrebbe reso invisibile dalle attuali dinamiche sociali.

 

Venerdì 13 novembre alle ore 20.30 avrà luogo il secondo incontro, “Migrazione umana: rimettere la persona al centro delle frontiere“.
Avremo il piacere di ospitare Alessandra Morelli, esperta politiche migratorie, già-ONU, e Mahamat Kochei, mediatore culturale, che porteranno testimonianze personali e riflessioni sul valore etico dell’umanità, dell’alterità e della solidarietà.

Moderano l’evento Don Samuele Facci e Don Elio Girotto (Collaborazione Pastorale di Mogliano Veneto).

 

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: scegli il tuo posto su migrazione-umana.eventbrite.it

 

 

Posare gli occhi sul mondo

La domanda “Chi è il mio prossimo?” emerge spesso come un meccanismo per giustificare le nostre distanze. Il percorso che proponiamo mira invece a decostruire queste barriere, offrendo uno spazio per riconoscere l’alterità e avvicinarci a chi, altrimenti, verrebbe reso invisibile dalle attuali dinamiche sociali.

 

Dietro categorie imposte e spersonalizzanti come “poveri”, “irregolari” o “profughi”, si celano in realtà reti di relazioni, biografie, legami e aspirazioni umane. Spesso le regole del sistema globale definiscono l’esistenza e il diritto di movimento di una persona in base a un documento: la mancanza di un passaporto “affidabile” diventa così un meccanismo di cancellazione sistemica.

 

Per rendere concreta questa riflessione, il percorso si svilupperà in tre incontri di approfondimento. Si partirà dall’urgenza del presente con le testimonianze da Gaza, per restituire voce a chi oggi resiste al rischio di una cancellazione sistemica. L’analisi si allargherà poi a una visione globale sulle migrazioni umane e le frontiere, lette come dispositivi contemporanei di esclusione. Infine, i progetti di pace dal Mozambico offriranno un esempio concreto di un conflitto che era stato superato, mostrando i meccanismi concreti attraverso i quali è possibile ricostruire il tessuto sociale.

 

Don Elio Girotto,
direttore Cinema Teatro Busan
e presidente ACEC Triveneta

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