MOGLIANO È TEATRO

Una bella occasione.

Competenza e immaginazione. Passione ed efficienza.

Credo sia possibile migliorare e rafforzare l’identità del Teatro Busan di Mogliano Veneto.

Occorre ripensare a un “teatro della città”, un teatro delle comunità.

Un teatro che guardi alla tradizione viva e nello stesso tempo interpreti un nuovo modo di guardare il presente: spesso ci si dimentica che la tradizione di oggi è stata l’eresia di ieri.

Un teatro che valorizzi il ricambio generazionale e nuove idee, che favorisca il rinnovamento e lo scambio dei linguaggi.

Un teatro che indaghi sulla realtà, che interroghi il tempo, che offra nuove visioni del mondo: qualcuno ha detto che quando una società sembra dormire tocca agli artisti fabbricare sogni.

Un teatro “necessario” che susciti domande, che attraversi gli interrogativi che costellano il nostro tempo.

Un teatro non autoreferenziale ma che abbia nella dinamica sobrietà la propria cifra stilistica.

Un teatro che abbia il coraggio di tornare ad essere il soggetto di una rete di relazioni, uno spazio di vivace condivisione.

Nell’ epoca della virtualità, in una società sempre più mediatica, lo spettacolo dal vivo ha in sé un valore che altre forme di comunicazione mediatica non possono avere.

Il teatro deve avere la forza di riaffermare la sua dimensione comunitaria. Deve essere “il luogo” dove la società civile si incontra e insieme riflette sulla propria identità.

In una società frettolosa come la nostra il teatro non deve limitarsi ad essere un “momento residuale” nell’economia dell’esistenza, ma può e deve essere uno strumento utile e impagabile in cui “la comunità” riflette su se stessa.

Mai come ora si sente la necessità di “un respiro nuovo”, di una struttura teatrale aperta, agile, curiosa, che possa diventare significativamente il centro propulsore della vita culturale della polis.

Il teatro, come diceva Paolo Grassi, deve ispessire le lenti con cui siamo capaci di decodificare la realtà in cui viviamo.

Del teatro abbiamo ancora bisogno. Nonostante tutto.

Occorre dargli la connotazione di uno spazio aperto e vissuto: un teatro che ha la cognizione di una grande memoria proiettata verso il futuro.

Occorre garantire una grande attenzione verso le realtà produttive professionali della regione ed operare per valorizzare le varie professionalità del territorio ed offrire opportunità di affermazione per giovani artisti.

Favorire la partecipazione dell’imprenditoria privata ai progetti culturali del Teatro.

Creare un rapporto, un aggiornato dialogo telematico tra spettatori e Teatro.

Organizzare varie iniziative di promozione culturale sulla attività del teatro: prove aperte, convegni, readings, dibattiti pubblici, incontri con gli artisti…

Dobbiamo, con grande passione, “costruire” nuovo pubblico.

Il pubblico va inteso come soggetto partecipe.

Occorre mettere in moto un processo culturale che non si limita ad assecondare quella che crediamo essere la domanda del pubblico, ma che individua lucidamente quelle che possono essere le potenzialità inespresse.

Considerato il grande impegno, serve un affiatato lavoro di equipe che creda nel progetto artistico e nella grande funzione del teatro.

Un teatro che garantendo sempre alta qualità, riesca a coniugare tradizione e innovazione e soprattutto ci faccia immaginare un futuro.

Sì, di questo teatro ne abbiamo davvero bisogno.

E la nostra prima rassegna MOGLIANO È TEATRO mi sembra davvero un buon inizio…

Giuseppe Emiliani
Direttore artistico